lunedì 27 febbraio 2017

Torta salata al radicchio, gotgonzola, noci e pancetta


Ieri dopo tanto tempo, ho trascorso uma domenica fuori porta con mamma e papà.
Da molti mesi papà diceva, un pò per scherzo e un pò seriamente, che sarebbe stato bello fare una giro ad Alba.
Quando io e mia sorella an ora non eravamo nei loro progetti,  i miei genitori, ancora fidanzati, andavano spesso a fare gite con gli amici, in moto, nei borghi d'Italia. 
Papà sfrecciava in sella alla sua Honda e con la vecchia Canon immortalava i fantastici paesaggi e i momenti trascorsi all'insegna della spensieratezzacon la mamma e i suoi amici.
Anche oggi adorano fare queste gite, più tranquille certo, senza Honda,  ma sepreferisco con lo stesso entusiasmo, anche perché le occasioni per farle sono rare e quindi è meglio coglierle al volo!
...Devo avere ereditato questo entusiasmo per le gite fuori porta perché solo settimana scorsa ho praticamente trascinato il mio ragazzo e due suoi amici a visitare Bergamo Alta 😉 
Bhe,  anche lui concorda con me che ne è valsa davvero la pena!



Ieri invece dopo mesi di maltempo, lavoro ed esami, finalmente siamo riusciti a regalarci un tour delle Langhe visitando i vari borghi tra cui Alba, Neive, Grinzane di Cavour e Barolo, insomma un vero e proprio tour enogastronomico fuori stagione.

Il cielo era limpido, puntellato solo da qualche nuvola bianca; non faceva molto freddo, l'aria era proprio quella marzolina,  di quelle frizzanti ma riscaldate dal sole che ci rassicura del suo prossimo arrivo in tiepide giornate primaverili.
Salendo per i tornanti verso Grinzane di Cavour e poi attraverso le valli del Roero, vedevamo le colline immerse in una leggera foschia che tuttavia impediva di vedere le Alpi e il Monviso, trasformate in pregiate distese di viti che a settembre avrebbero prodotto il loro nettare pregiato e garantito lavoro alle numerosissime aziende agricole e vinicole del posto.



L'unica pecca della giornata è stato il pranzo. 
Appena partiti già ci immaginavamo gustare uno spezzatino al barolo con la polenta oppure delle tagliatelle al tartufo...no, nulla di tutto questo.
Alle 12 30 abbiamo lasciato Alba per cercare qualche ristorante tipico poco fuori la città,  ma ahimè erano tutti chiusi! 
C'erano agriturismi e aziende vinicole ad ogni curva ma nessuno era aperto.
E allora, alle 3, affamati, ci siamo ritrovati a mangiare un panino nell'unico e sovraffollato bar di Barolo.
Va bhe, poco male, è stato divertente alla fine, e ne abbiamo approfittato per visitare questo borgo medievale, piccolossimo ma molto caratteristico.
Inutile dire che una volta arrivati a casa, ci siamo buttati su questa torta salata al radicchio,  gorgonzola, noci e pancetta. 
Sembrava non mamgiassimo da mesi!! 
Ora lo so, viaggiare è appagante ma serve benzina...anche per il corpo :p


Ingredienti 
  • Un rotolo di pasta sfoglia rotonda 
  • 120 g di gorgonzola
  • 100 g di pancetta affumicata (tagliata tipo bacon)
  • 400 g di radicchio rosso
  • 30 ml di latte intero
  • 40 g di noci
  • Un cucchiaio di aceto balsamico
  • Un bicchiere di vino rosso (io ho usato un Dolcetto d'Alba)
  • Olio extravergine di oliva q.b 
  • Sale q.b 
  • Pepe q.b.
  • noce moscata q.b 
Preparazione

Lavate e asciugate il radicchio, tagliatelo a listarelle sottili e fatelo rosolare in padella con un cucchiaio d'olio e 50 g di pancetta tagliata grossolanamente.
Dopo qualche minuto sfumate con il vino e l'aceto balsamico, regolate di sale, pepe e fate cuocere senza coperchio fino a quando il radicchio non si sarà appassito.
Nel frattempo fate sciogliere il gorgonzola con il latte e aggiungete un pizzico di noce moscata.
Eliminate il liquido che si è formato durante la cottura del radicchio, disponetelo sulla pasta sfoglia che avrete steso in una tortiera coperta con della carta da forno, aggiungete le noci e disponete le fette di pancetta restanti lungo la circonferenza della torta in modo che restino sotto il bordo quando andrete a chiuderli.
Ultimate ricoprendo la superficie con la crema di gorgonzola, chiudete i bordi arrotolandoli su se stessi, spennellateli con un tuorlo d'uovo e fate cuocere in forno già caldo a 180°C per 30 minuti.
Consiglio di mangiarla tiepida :)
 




mercoledì 22 febbraio 2017

La vellutata di ET al cavolo rosso



Questa è la mia prima zuppa...e che zuppa!! 
Adoro minestre, vellutate, verdure cucinate in ogni modo, ma non mi sono mai cimentata. 
Questa settimana, causa ritardi di lavoro della mamma mi sono messa all'opera cercando di non avvelenare nessuno.
E devo dire che ci sono riuscita!
Mio alleato è stato un cavolo rosso comprato da papà.
Non lo abbiamo mai cucinato, ma abbiamo scoperto che può essere molto versatile.
La prima versione è stata sottoforma di crauti rossi saltati in padella con cipolle di tropea e aceto di vino.

Li avevano mangiati solo una volta quasi quindici anniente fa a Praga, nella celebre birreria U fleků, come accompagnamento del tipico gulash: squisiti.
L'altra metà di cavolo cappuccio, che tra l'altro, ho scoperto essere ricco di proprietà antitumorali e antinfiammatorie, l'ho usata per preparare questa vellutata dai colori sgargianti.
Sembra una tela astratta, e i contrasti tra viola e rosa che assumono una certa luce perlacea, ricordano un po' una galassia...Andromeda forse? 

Chissà se le creature aliene che potrebbero abitare i sette nuovi pianeti fratelli della Terra, appartenenti a un sistema planetario che orbita attorno alla stella Trappist-1, distanti da noi 39 anni luce, la gradirebbero per cena?!


Ingredienti 
  • 500 g di cavolo rosso 
  • 1 patata lessa
  • 1 litro di acqua (o brodo)
  • Un bicchiere di brodo vegetale  
  • 50 g di panna di soia (facoltativa) 
  • 1 scalogno 
  • Olio extravergine di oliva q.b. 
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Noce moscata q.b. 
  • Dado granulare in polvere q.b.
Preparazione 

Sbucciate una patata e fatela bollire.
Lavate il cavolo rosso sotto l'acqua fredda, dividetelo a metà, eliminate la costa interna e tagliatelo a striscioline sottili. 
Intanto fate scaldare un pò di olio in una padella dal fondo spesso, pelate lo scalogno e tagliatelo grossolanamente. 
Fatelo soffriggere e quando sarà dorato aggiungete il cavolo rosso.
Attendete qualche minuto mescolando, quindi aggiungete un litro di acqua, il dado in polvere e fate cuocere per 45 minuti senza il coperchio mescolando di tanto in tanto.
Trascorso il tempo necessario, aggiungete un bicchiere di brodo vegetale, salate e pepate, e fate cuocere per ancora 15 minuti.
A questo punto aggiungete la patata lessa e frullate tutto.
Aggiungete alla crema un pizzico di noce moscata e la panna se gradite una vellutata più densa, cremosa e golosa.
Prendete qualche cucchiaiata di vellutata e aggiungete un cucchiaino di succo di limone, mescolate e otterrete una crema rosa.
Impiattate creando dei contrasti tra la vellutata viola e quella rosa, decorate con qualche listarelle di cavolo rosso e servite calda.



sabato 18 febbraio 2017

Blondies ai mirtili


Febbraio, mese dell'amore.
Febbraio, mese delle maschere.
Amore e maschere però non vanno troppo d'accordo, ma spesso si tende a non accorgersi di quale carnevale diventi l'amore.
Qualche giorno fa si è festeggiato San Valentino, la festa degli innamorati.
Devo essere sincera, non ho mai apprezzato questa ricorrenza; mi è sempre parsa una banalità, una ridicolizzazione dell'amore in cui si tende appunto a fingersi ciò che non si è per stupire, o per farisei notare, mentre l'amore è genuinità; è la possibilità di essere un libro aperto per le persone amate, che amano proprio perché si è se stessi, con pregi e difetti inclusi.

Fa piacere certo ricevere e regalare fiori o cioccolatini, sorprendere ed essere sorpresi, ma perché celebrare l'amore un unico e specifico giorno, trasformandolo in una arida convenzione?
Io credo non esista il giorno degli innamorati.
Ogni giorno dovrebbe essere la festa dell'amore, ma di ogni tipo di amore: ogni giorno si gioisce per l'amore immenso della propria famiglia, per l'affetto e il calore che gli amici riescono a trasmettere, per la gioia e il senso di completezza che la persona amata ci offre con la sua presenza ogni singolo istante, nel bene e nel male.

E ancora più grande è la felicità che ci dona il sapere di poter offrire amore incondizionato all'altro, di potergli stare accanto ogni giorno condividendo la quotidianità, facendogli capire con i piccoli gesti di sempre, silenzi che valgono più di mille parole, con il sorprendersi ogni giorno scoprendosi innamorati come il primo giorno, rivelandosi vicini anche se si è lontani.
Questo è molto altro è l'amore, quello che riempie senza mai saziare e che nessuna cena di lusso o gioiello può esprimere.
Questo è l'amore che andrebbe celebrato ogni giorno.

E ora, addolciamo la pausa filosofica con cui spero di non avervi annoiato, con questi Blondies ai mirtilli! 
(Qui potete trovare la ricetta originale)


Ingredienti per 12 pezzi
  • 100 gr di farina 00
  • 100 g di burro
  • 100 g di  cioccolato bianco
  • 1 bustina di vanillina
  • 60 g di zucchero 
  • 1 uovo
  • Scorza grattugiata di un limone
  • Un pizzico di sale
  • 125 g di Mirtilli freschi 

Preparazione

Sciogliete a bagno maria il burro e il cioccolato bianco, mescolate bene e lasciate intiepidire. 
Sbattete l'uovo con lo zucchero fino a quando non avrete ottenuto un composto chiaro e spumoso, aggiungete un pizzico di sale, la vanillina e mescolate.
Unite anche il cioccolato fuso e il burro, la scorza grattugiata del limone  (lavato e asciugato) e la farina.
Nel frattempo fate cuocere in un pentolino i mirtilli lavati con un cucchiaio di zucchero, fino a quando non saranno completamente macerati.
Ungete e infarinate una teglia 20x12 e versate il composto livellando la superficie.  
Aggiungete i mirtilli macerati e fate cuocere in forno già caldo a 180°C per 30 minuti.
Lasciate raffreddare il dolce, tagliatelo in 12 quadrotti e cospargete di zucchero a velo.
Se volete potete decorare con qualche mirtillo fresco prima di servire. 




mercoledì 8 febbraio 2017

Mini Quiche della Val Venosta con mele, gorgonzola e cipolle caramellate


Era da un pò di tempo che non mi dilettavo con una ricetta salata.
Cambiare fa bene, altrimenti poi si diventa monotoni.
Adoro cucinare dolci ma di solo e torte non si vive! 
Dovrei imparare a destreggiarmi tra riso, pasta, sale, pesce, carne magari no...minestre e verdure.
Adoro le verdure, faccio delle grandi spadellate di verdure miste e tutte colorate.
Però devo ammettere che a parte il pollo al latte di cocco e curry, piatti di pasta improvvisati, insalatone di cereali estive e torte salate, non ho molta fantasia ed esperienza sul versante primi e secondi.
Il mio ragazzo me lo dice sempre 😅
Lui adora la pasta ed è un mago a cucinarla: una volta, nonostante il frigorofero fosse vuoto, è riuscito a stupirmi con un piatto di spaghetti allo zafferano con zucchine e pomodorini saltati che era davvero favoloso.
... Però ai miei dolci non dice mai di no 😌
Prometto che imparerò a cucinare un po' di tutto, giurin giuretta.


Alla fine cucinare, sperimentare, è un po' come viaggiare.
È un viaggio tra i profumi, i sapori,  le tradizioni,  i popoli.
È la scoperta di nuovi accostamenti, di nuovi ingredienti e nuovi piatti ognuno con una storia diversa.
Oppure può rivelarsi un gran bel gioco per la fantasia: quando invento o provo nuove ricette, mi sento un po' come un pittore astratto, come Kandinsky per esempio.
Lui con la sua tavolozza piena di colori, si lascia guidare da qualcosa dentro di sé che riesce a condurre la mano del pittore a realizzare un'opera che rappresenti la realtà più pura e oggettiva semplicemente combinando forme semplici e colori primari nel modo più armonioso possibile.


Io, pur non avendo una tavolozza, apro il frigorifero e la credenza e qualcosa in me mi indica come creare un'armonia di sapori...
Chiamatela pincipio di necessità interiore o ispirazione, ma io credo che chiunque decida di mettersi in cucina per ritagliarsi un momento per sé, per divertirsi e cucinare per le persone che ama, si lasci guidare dalla propria fantasia per tirare fuori l'armonia che ha dentro realizzando un capolavoro di semplicità, significati e ovviamente profumi, sapori, colori...insomma, che differenza c'è tra cucina e pittura alla fine? 
Cambia la materia prima ma l'intento è lo stesso: armonia.
E se poi c'è la passione per la fotografia che sta crescendo e pian piano si fanno anche passi avanti a livello tecnico e pratico, il divertimento è doppio. 


Questa volta ho deciso di volare con la fantasia in Val Venosta e di unire alla dolcezza delle mele il sapore piccante del gorgonzola e quello agrodolce delle cipolle caramellate.
Niente uova in queste mini Quiche,  ma solo i tre semplici ingredienti che vi ho elencato, conditi con qualche spezia e avvolti in un croccante abbraccio di pasta brisèe.
Le prepariamo?


Ingredienti
  • 1 rotolo di pasta brisèe
  • 2 cipolle bianche
  • 1 mela golden
  • 150 g di gorgorgonzola 
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato 
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale 
  • Pepe 
  • Noce moscata 
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • Un cucchiaio di vino Porto (io ho usato il vino santo)
Preparazione 

Sbucciate la mela, tagliatela a dadini e irroratela con del succo di limone per non farla annerire.
Nel frattempo sbucciate le cipolle e tagliatele a fettine sottili, fatele soffriggere in padella con dell'olio per qualche minuto finché diventeranno lucide, quindi aggiungete lo zucchero, mescolate, sfumate con il vino lasciando evaporare, aggiungete la noce moscata e infine regolate di sale e pepe.
Lasciate raffreddare le cipolle, poi aggiungetele alle mele insieme al gorgonzola a pezzetti. 
Srotolate la pasta brisèe, ricavate sei dischi con cui foderare degli stampini da crostatine precedentemente unti e infarinati, bucherellate la pasta con i rebbi della forchetta e riempite con il ripieno di mele, cipolle e gorgonzola. 
Richiudete i bordi della quiche e cospargete la superficie con parmigiano grattugiato e un pizzico di pepe.
Fate cuocere in forno già a caldo a 180°C per 20-25 minuti e gustatele tiepide. 






venerdì 3 febbraio 2017

Barrette energetiche all'avena, frutta secca e miele con gocce di cioccolato fondente


Ed ecco arrivato anche febbraio.
Le giornate si stanno lentamente allungando, le mattine ancora piuttosto fredde, sono lambite da brezze che ci ricordano che la primavera non è lontana, che la vita sta rinascendo e che presto, al posto delle foglie secche, i prati saranno vestiti di verde e tempestati di margherite, i germogli adorneranno i rami di piante e alberi come gemme preziose che tra qualche mese si schiuderanno liberando i loro profumi e i loro colori, ed ecco che allora la natura esploderà di nuovo di energia e vitalità dopo un legittimo inverno di riposo per recuperare forza e splendore.


Ed "energia" è la parola chiave di questo post e di questa ricetta.
Se la natura che si risveglia è energia pulsante, è vita, anche noi dovremmo ritrovare questa stessa vitalità ogni giorno, magari semplicemente apprezzando le piccole cose, i semplici gesti quotidiani, il sole che illumina anche le giornate più cupe.
A volte capita, a me per prima, di sentirsi a terra, fisicamente e psicologicamente, soprattutto nei momenti di forte stress o in cui la vita ti mette a dura prova e non si sa come affrontare certe situazioni, come se ci si trovasse in gabbia, in una situazione di stallo, in cui si grida aiuto senza poter essere uditi.
Ma è tutta una questione di volontà: si cade, ma se lo si vuole ci si rialza, sempre.
E questa volontà è energia, è vita.
Non va usata per imporsi eccessive restrizioni, perchè altrimenti perderemmo la nostra libertà, il nostro essere esseri umani; va usata cum grano salis, e allora ogni cosa sarà risolta.


Uno dei modi migliori per ritrovare positività e liberare energia per sentirsi poi ancora più carichi è lo sport.
Senza non potrei vivere.
Da sempre ho praticato attività fisica, dalla danza classica al nuoto quando ero bambina per 10 anni, poi equitazione, e infine ancora nuoto, corsa e allenamenti in palestra.
Sono questi gli sport che più amo.
Alla danza e all' equitazione ho dovuto rinunciare a causa di un incidente ed è stato per me un trauma: adoravo danzare sulle note di Čajkovskij, compiere eleganti piroette e indossare tutù durante i saggi di fine corso.
L'equitazione invece è stata per l'emblema della libertà in un periodo in cui, a causa di un incidente, mi sentivo psicologicamente e fisicamente in gabbia. 
Eravamo io, il cavallo e la natura che si dispiegava ad ogni passo: eravamo vita pulsante.
E le lunghe galoppate in mezzo ai boschi della Valle Camonica con i miei cugini non le dimenticherò mai; tanto belle da sembrare surreali.


Mi sono rimasti il nuoto, la corsa e il fitness.
Non potrei fare a meno delle nuotate al mare con papà o delle perlustrazioni al largo delle spiagge sarde curiosi di imbatterci in qualche pesce particolare.
Ma non potrei neppure rinunciare alle domeniche mattina trascorse in piscina a battere i record di vasche della settimana precedente ritrovando alla fine più energie di quando abbiamo iniziato ma arrivando a casa distrutti dal cloro più che dalla fatica.
Se l'impatto con l' acqua fredda è sempre traumatico, l'ora trascorsa a scivolare nell'acqua a colpi di bracciate, senza pensieri, è tonificante non solo per il corpo ma anche per la mente.
Così come la corsa e il fitness: per me è rigenerante iniziare la giornata con qualche chilometro al parco e la musica nelle orecchie, guardandomi attorno rendendo la corsa ancora più leggera.
E in palestra mi piace sfogare le tensioni prendendomi cura del mio corpo, allenandolo e rendendolo tonico: cambiare esercizi, renderli ogni tanto più complicati e faticosi, serve anche a mettersi alla prova e a riconoscere i propri limiti: non siamo macchine, abbiamo certe potenzialità che vanno sfruttate ma di cui non dobbiamo mai abusare andando contro natura.
Certo è che ogni sport richiede energia ma tanta ne ha anche da restituire, arricchita di vita, positività e spensieratezza.


Anche la ricetta che vi propongo oggi è molto energetica, ma sana e nutriente oltre che golosissima.
Prima o dopo l'attività fisica queste barrette all'avena, frutta secca, miele e gocce di cioccolato, sono ideali e inoltre ricche di benefiche proprietà per la mente e per il nostro organismo.
Guardate quanto è facile prepararle!
 Non vorrete più acquistare quelle del supermercato!


Ingredienti per 12 barrette (teglia di 20 X 30)
  • 120 g di fiocchi d'avena
  • 30 g di farina integrale
  • 30 g di farina di cocco
  • 40 g di noci
  • 20 g di nocciole
  • 20 g di mandorle
  • 20 g di semi di sesamo
  • 20 g di semi misti (io ho usato un mix di semi di lino, semi di zucca, semi di girasole)
  • 50 g di gocce di cioccolato fondente
  • 100 g di miele di acacia
  • un pizzico di sale
  • 3 cucchiai di sciroppo d'acero
Preparazione 

Fate tostare leggermente le mandorle, le noci, le nocciole, i semi di sesamo e i semi misti in una padella antiaderente.
Lasciateli raffreddare e intanto in una ciotola unite i fiocchi d'avena, la farina integrale, la farina di cocco, il sale e le gocce di cioccolato fondente.
Aggiungete quindi la frutta secca e i semi tostati e mescolate.
Fate leggermente intiepidire il miele (basteranno meno di due minuti a fiamma bassa), aggiungete lo sciroppo d'acero e versate il composto nella ciotola contenente gli altri ingredienti.
Mescolate bene il tutto e quando il composto sarà "colloso" e ben amalgamato, distribuitelo omogeneamente in una teglia foderata con della carta da forno.
Fate cuocere in forno già caldo a 180°C per 25 minuti ricordandovi di mettere la modalità grill per gli ultimi 5 minuti. 
Appena la superficie si sarà caramellata togliete la teglia dal forno e lasciate raffreddare completamente prima di tagliare il dolce in 12 pezzi che, a mio avviso, è meglio lasciare riposare un'oretta in frigorifero prima di gustarli.